Presto la borsa cinese sarà l’unica dove conviene investire

La Banca Centrale Cinese ha annunciato un mega programma di acquisti di titoli di borsa nazionali, allo scopo di portare i listini alle stelle, come già avvenuto in Giappone e America in questi ultimi anni.

In un mondo dove le banche centrali hanno ormai concluso (o stanno per concludere) le loro politiche inflazionistiche sulle borse di propria competenza, la Cina si muove quindi in controtendenza.

Percio’, chi si fosse perso i dieci anni di rialzi della borsa americana sponsorizzati dalla Federal Reserve, potrà presto portare indietro le lancette dell’orologio e ricominciare la baldoria altrove, precisamente nella borsa cinese.

La mossa a sorpresa della PBoC (Banca Popolare della Cina) è una delle tante misure che l’establishment di quel paese sta adottando per fronteggiare la temporanea recessione (dell’economia reale e delle borse) scatenata dal crollo delle società che emettevano credito non regolamentato e dei circa 600 fondi di investimento ad esse legate.

La liquidità e i risparmi bruciati in questa crisi ha ridotto il potere d’acquisto dei Cinesi, provocando una riduzione della domanda di beni, sia nell’economia reale che nei mercati finanziari.

Per questi ultimi, la PBoC ha già avviato due riduzioni programmate dei tassi d’interesse, uno attuato il 15 gennaio scorso e il secondo che partirà il 25 gennaio prossimo, con la conseguente immissione di nuova liquidità per un valore di 116 miliardi di dollari.

Il riacquisto dei titoli di borsa sarà il secondo step di questa nuova politica accomodante, che si ripercuoterà, come al solito, molto nelle borse e assai poco nell’economia reale.

Come ho già accennato prima, quando si parla di politiche accomodanti, si pensa subito a quella che la Federal Reserve ha attuato negli ultimi dieci anni, innescando il piu’ lungo rialzo di borsa della storia.

Ma per le caratteristiche della borsa cinese, nella quale ancora il 90% delle quote è nelle mani di banche, fondi comuni e investitori cinesi, il confronto andrebbe fatto con il programma di riacquisti che la Banca Centrale del Giappone ha intrapreso nel 2013.

Anche in quel caso non accadde nulla di particolare nell’economia reale, ma la borsa giapponese in soli 5 mesi lievito’ del 60%!

Proprio l’effetto che il governo cinese si aspetta di scatenare sullo Shanghai Stock Exchange per risollevarlo dalle perdite del 25% avute nel 2018.

Percio’, come detto prima, chi ha nostalgia dei guadagni facili assicurati dalla Federal Reserve, puo’ partecipare al nuovo party che si terrà in Cina.

Le borse cinesi non sono accessibili agli occidentali, ma nel listino americano ci sono diversi Etf che hanno come sottostante titoli cinesi.

Il piu’ classico dei quali è iShare China Large Cap ETF (FXI), che gestisce un paniere formato dai 50 principali titoli dell’Hong Kong Hang Seng Index.

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Team Segnali di Borsa
 

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